La fotografia prima del bastone da selfie

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C’era una volta, una volta non troppo lontana, un gesto. Non era di quelli brutti e nemmeno di quelli belli, era un gesto normale, dettato dal bisogno di aiuto. Una volta, quando non c’erano bastoni da selfie, fotocamere anteriori ed i social media non esistevano o erano un fenomeno per pochi, se volevi una foto ricordo avevi una sola alternativa: farti aiutare da qualcuno o qualcosa. Potevi utilizzare l’autoscatto in presenza di muretti dell’altezza giusta oppure più semplicemente chiedere ad un passante di scattarti una foto.

Tutto iniziava con delle parole magiche, “Scusi, ci può fare una foto?”, che potevano capire anche i giapponesi. Il gioco era bello, soprattutto nelle località turistiche: potevi cercare uno spagnolo (classico maschio latino) o una bella tedesca di due metri e dieci (rigorosamente senza sandali e calzini), oppure costringere un povero pensionato ipovedente in viaggio con la parrocchia, che per non dire di no e non sembrare sgarbato tirava fuori certi capolavori con teste, piedi e amici interi tagliati dalla foto ricordo. E poi c’era il dito, ve lo ricordate il dito? Oltre a scattare serviva ad ostruire una parte dell’obiettivo delle macchinette punta e scatta, diventando parte integrante della fotografia, un pezzo di quella persona che avresti portato per sempre con te.

E se col digitale potevi rivedere la foto e scegliere di fartela rifare da qualcun altro (non appena il primo malcapitato andava via quanto bastava per non offenderlo), con la pellicola la scelta della persona si rivelava fondamentale, salvo poi scoprire che quel tedesco con la reflex enorme che sembrava tanto professionale era più scarso del pensionato ipovedente. E lo potevi sapere solo a casa una volta sviluppato il rullino: “Ma guarda quello che non si è accorto del dito!”.

C’era una volta un tempo in cui le immagini non venivano perfette come le avremmo volute, e nemmeno noi venivamo come ci saremmo voluti noi, ma alla fine andava bene lo stesso, purché restasse un ricordo.

C’erano una volta fotografie nate dal contatto umano, dalla gentilezza e dalla fiducia verso uno sconosciuto.

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